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Giovanni dalla Penna essendo fanciullo e scolare nella provincia
della Marca, una notte gli apparve uno fanciullo bellissimo
e chiamollo dicendo: "Giovanni, va' a santo Stefano dove
predica uno de' miei frati, alla cui dottrina credi e alle
sue parole attendi, imperò che io ve l'ho mandato;
e fatto ciò, tu hai a fare uno grande viaggio e poi
verrai a me". Di che costui immantenente si levò
su e sentì grande mutazione nell'anima sua. E andando
a santo Stefano, e' trovovvi una grande moltitudine di uomini
e di donne che vi stavano per udire la predica. E colui che
vi dovea predicare era un frate ch'avea nome frate Filippo,
il quale era uno delli primi frati ch'era venuto nella Marca
d'Ancona, e ancora pochi luoghi erano presi nella Marca. Monta
su questo frate Filippo a predicare, e predica divotissimamente
non parole di sapienza umana, ma in virtù di spirito
santo di Cristo, annunziando il reame di vita eterna. E finita
la predica, il detto fanciullo se ne andò al detto
frate Filippo, e dissegli: "Padre, se vi piacesse di
ricevermi all'Ordine, io volentieri farei penitenza e servirei
al nostro Signore Gesù Cristo". Veggendo frate
Filippo e conoscendo nel detto fanciullo una maravigliosa
innocenza e pronta volontà a servire a Dio, sì
gli disse: "Verrai a me cotale dì a Ricanati,
e io ti farò ricevere". Nel quale luogo si dovea
fare Capitolo provinciale. Di che il fanciullo, il quale era
purissimo, si pensò che questo fusse il grande viaggio
che dovea fare, secondo la rivelazione ch'egli avea avuto,
e poi andarsene a paradiso; così credea fare, immantanente
che fusse ricevuto all'Ordine. Andò dunque e fu ricevuto,
e veggendo che li suoi pensieri non si adempievano allora,
dicendo il ministro in Capitolo che chiunque volesse andare
nella provincia di Provenza, per lo merito della santa obbidienza,
egli gli darebbe la licenza; vennegli grande desiderio di
andarvi, pensando nel cuore suo che quello fusse il grande
viaggio che dovea fare inanzi ch'egli andasse a paradiso.
Ma vergognandosi di dirlo, finalmente confidandosi di frate
Filippo predetto, il quale l'avea fatto ricevere all'Ordine,
sì lo pregò caramente che gli accattasse quella
grazia d'andare nella provincia di Provenza. Allora frate
Filippo veggendo la sua purità e la sua santa intenzione,
sì gli accattò quella licenza onde frate Giovanni
con grande letizia si mosse a andare, avendo questa opinione
per certo che, compiuta quella via, se ne andrebbe in paradiso.
Ma come piacque a Dio, egli stette nella detta provincia venticinque
anni in questa espettazione e disiderio, vivendo in grandissima
onestà e santità ed esemplarità, crescendo
sempre in virtù e grazia di Dio e del popolo, ed era
sommamente amato da' frati e da' secolari.
Istandosi un dì frate Giovanni divotamente in orazione
e piangendo e lamentandosi, perché il suo desiderio
non si adempieva e che 'l suo pellegrinaggio di cotesta vita
troppo si prolungava: gli apparve Cristo benedetto, al cui
aspetto l'anima sua fu tutta liquefatta, e dissegli Cristo:
"Figliuolo frate Giovanni, addomandami ciò che
tu vuogli". Ed egli risponde: "Signore mio, io non
so che mi ti addimandare altro che te, però ch'io non
disidero nessuna altra cosa, ma di questo solo ti priego,
che tu mi perdoni tutti li miei peccati e diami grazia che'
io ti veggia un'altra volta quando n'arò maggiore bisogno".
Disse Cristo: "Esaudita è la tua orazione".
E detto cotesto si partì, e frate Giovanni rimase tutto
consolato.
Alla perfine, udendo li frati della Marca la fama di sua santità,
feciono tanto col Generale, che gli mandò la obbedienza
di tornare nella Marca, la quale obbedienza ricevendo egli
lietamente, sì si mise in cammino, pensando che, compiuta
quella via, se ne dovesse andare in cielo, secondo la promessa
di Cristo. Ma tornato ch'egli fu alla provincia della Marca,
vivette in essa trenta anni, e non era riconosciuto da nessuno
suo parente, ed ogni dì aspettava la misericordia di
Dio, ch'egli gli adempiesse la promessa. E in questo tempo
fece più volte l'ufficio della guardiania con grande
discrezione, e Iddio per lui adoperò molti miracoli.
E tra gli altri doni, ch'egli ebbe da Dio, ebbe spirito di
profezia; onde una volta, andando egli fuori del luogo, uno
suo novizio fu combattuto dal demonio e sì forte tentato,
che egli acconsentendo alla tentazione, diliberò in
se medesimo d'uscire dell'Ordine, sì tosto come frate
Giovanni fusse tornato di fuori: la quale tentazione e deliberazione
conoscendo frate Giovanni per ispirito di profezia, immantanente
ritorna a casa e chiama a sé il detto novizio, e dice
che vuole che si confessi. Ma in prima ch'egli si confessi,
sì gli recitò per ordine tutta la sua tentazione,
secondo che Iddio gli aveva rivelato, e conchiuse: "Figliuolo,
imperò che tu m'aspettasti e non ti volesti partire
sanza la mia benedizione, Iddio t'ha fatta questa grazia,
che giammai di questo Ordine tu non uscirai ma morrai nell'Ordine,
colla divina grazia". Allora il detto novizio fu confermato
in buona volontà e rimanendo nell'Ordine diventò
uno santo frate. E tutte queste cose recitò a me frate
Ugolino.
Il detto frate Giovanni, il quale era uomo con animo allegro
e riposato e rade volte parlava, ed era uomo di grande orazione
e divozione e spezialmente dopo il mattutino mai non tornava
alla cella, ma istava in chiesa per insino a dì in
orazione; stando egli una notte dopo il mattutino in orazione,
sì gli apparve l'Agnolo di Dio e dissegli: "Frate
Giovanni, egli è compiuta la via tua, la quale tu hai
tanto tempo aspettata; e però io t'annunzio dalla parte
di Dio che tu addimandi qual grazia tu vuogli. Ed anche t'annunzio
che tu elegga quale tu vuogli, o uno dì in purgatorio,
o vuogli sette dì di pene in questo mondo". Ed
eleggendo piuttosto frate Giovanni li sette dì di pene
di questo mondo, subitamente egli infermò di diverse
infermità, ché gli prese la febbre forte, e
le gotte nelle mani e nelli piedi, e 'l mal del fianco e molti
altri mali: ma quello che peggio gli facea si era ch'uno demonio
gli stava dinanzi e tenea in mano una grande carta iscritta
di tutti li peccati ch'egli avea mai fatti o pensati e diceagli:
"Per questi peccati che tu hai fatti col pensiero e con
la lingua e con le operazioni, tu se' dannato nel profondo
dello inferno". Ed egli non si ricordava di nessuno bene
ch'egli avesse mai fatto, né che fusse nell'Ordine,
né che mai vi fosse stato, ma così si pensava
d'essere dannato, come il demonio gli dicea. Onde quando egli
era domandato com'egli stesse, rispondea: "Male, però
che io sono dannato". Veggendo questo i frati, sì
mandarono per uno frate antico ch'avea nome frate Matteo da
Monte Robbiano, il quale era uno santo uomo e molto amico
di questo frate Giovanni. E giunto il detto frate Matteo a
costui il settimo dì della sua tribulazione, salutollo
o domandollo com'egli stava. Rispuose, che egli stava male,
perch'egli era dannato. Allora disse frate Matteo: "Non
ti ricordi tu, che tu ti se' molte volte confessato da me,
ed io t'ho interamente assolto di tutti i tuoi peccati? Non
ti ricordi tu ancora che tu hai servito sempre a Dio in questo
santo Ordine molti anni?
Appresso, non ti ricordi tu che la misericordia di Dio eccede
tutti i peccati del mondo, e che Cristo benedetto nostro Salvatore
pagò, per noi ricomperare infinito prezzo? E però
abbi buona isperanza, ché per certo tu se' salvo".
E in questo dire, imperò ch'egli era compiuto il termine
della sua purgazione, si partì la tentazione e venne
la consolazione.
E con grande letizia disse frate Giovanni a frate Matteo:
"Imperò che tu se' affaticato e l'ora è
tarda, io ti priego che tu vada a posarti". E frate Matteo
non lo volea lasciare; ma pure finalmente, a grande sua istanza,
si partì da lui ed andossi a posare. E frate Giovanni
rimase solo col frate che 'l serviva. Ed ecco Cristo benedetto
viene con grandissimo splendore e con eccessiva soavità
d'odore, secondo ch'egli gli avea promesso d'apparirgli un'altra
volta, cioè quando n'avesse maggior bisogno e sì
lo sanò perfettamente da ogni sua infermità.
Allora frate Giovanni con le mani giunte, ringraziando Iddio,
che con ottimo fine avea terminato il suo grande viaggio della
presente misera vita, e nelle mani di Cristo raccomandò
e rendette l'anima sua a Dio, passando di questa vita mortale
a vita eterna con Cristo benedetto, il quale egli con si lungo
tempo avea disiderato e aspettato di vedere. Ed è riposto
il detto frate Giovanni nel luogo della Penna di Santo Giovanni.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.